Archivio mensile:dicembre 2014

Non solo luci nell’IT sanitario, ma attendiamo un grande 2015

www.politico.com

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L’informatica sanitaria non è una strada lastricata di facili successi: chiunque se ne occupi lo sa.

Leggendo gli impietosi resoconti che ci giungono da oltre oceano a proposito della riforma da 30 miliardi di dollari voluta dalla Amministrazione Obama, ci si rende conto che le difficoltà in cui si dibattono i colleghi americani, sono le stesse di tutti.

In un recente articolo intitolato “High noon for federal health records program?” si afferma che:

  • fin dal 2011 i medici e gli ospedali statunitensi hanno dovuto dimostrare di utilizzare sistemi informatizzati per prescrivere, per prenotare esami e per lo scarico dei dati sanitari in rete; fin da allora, chi voleva beneficiare dei finanziamenti ha dovuto dare prova di gestire informaticamente dati come la pressione sanguigna o lo stato di fumatore del paziente;
  • quando il programma di finanziamenti prese l’avvio solo il 12 percento dei medici possedeva  un sistema informatizzato di gestione dei dati clinici, ora il 60% dei medici ne dispone e la quasi totalità degli ospedali; nessuno dichiara di volere tornare indietro, ma non tutto funziona;
  • i medici che hanno in cura pazienti che aderiscono al programma Medicare possono attendersi finanziamenti federali che possono arrivare a $43,720, ma possono essere assoggettati a penalizzazioni nei pagamenti che possono arrivare al 5%, se non rispondono a tutti i requisiti del programma in termini di informatizzazione;
  • nel primo anno in cui sono state applicate le penali, 250.000 medici hanno avuto penalizzazioni dell’1% nei pagamenti di Medicare;
  • ultimo, ma non meno importante aspetto, si dichiara che i medici hanno impiegato un’ora di lavoro al giorno in più ad inserire dati e quindi hanno visitato meno pazienti con potenziali conseguenti potenziali minori ricavi.

Leggendo questa impietosa analisi, mi è venuto spontaneo pensare che molte delle considerazioni che vengano fatte a proposito della situazione americana, ben potrebbero applicarsi alla nostra realtà.

Potrebbero, forse, essere comuni anche gli antidoti da utilizzare contro il male della cattiva informatizzazione:

  • lavorare in maniera incessante sulla usabilità degli applicativi sanitari e fare in modo che l’informatizzazione sia di ausilio al PDTA – Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale -piuttosto che una fonte di inefficienza e faccia solo perdere tempo nella digitazione dei dati;
  • lavorare sulla integrazione degli applicativi sanitari per fare in modo che non si debbano inserire più volte le stesse informazioni in contesti diversi;
  • integrare i sistemi informativi dei medici di medicina generale con quelli degli specialisti e delle strutture ospedaliere;
  • riportare il paziente al centro del processo di cura, valorizzando attraverso l’informatizzazione il ruolo dei diversi attori del processo sanitario – che non sono solo i medici -, facendo in modo che l’aggiornamento delle informazioni sia uniformemente distribuito su tutte le figure coinvolte.

Il 2015 sarà un grande anno, un anno cruciale, ne sono certo: sarà l’anno della svolta.

Buon 2015 a tutti i protagonisti dell’informatica sanitaria e BUON LAVORO.

PG.

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La stima dei tempi operatori e gli applicativi per la pianificazione dell’attività chirurgica

BMJ: Predicting operating Time

BMJ: Predicting operating Time

Un recente studio apparso sul BMJ conclude che la difficoltà dei clinici di preventivare il tempo necessario per le diverse procedure chirurgiche è una componente significativa dei ritardi operatori – “The inability of clinicians to predict the necessary time for a procedure is a significant cause of delay in the operating theatre” -.

Lo studio sancisce con rigore scientifico quella che è una difficoltà ormai riconosciuta e che è necessario superare se si vuole ottenere maggiori gradi di efficienza nell’utilizzo di una risorsa critica come la sala operatoria.

I limiti del registro operatorio informatizzato

Appare sempre più pressante l’esigenza di superare i tradizionali strumenti di monitoraggio a posteriori dei tempi operatori con strumenti che forniscano un aiuto anche sotto il versante della pianificazione dell’attività chirurgica.

È bene precisare che, ad oggi, la quasi totalità dei dati sull’utilizzo delle sale operatorie deriva dal registro operatorio informatizzato, che in maniera più o meno completa, più o meno dettagliata, fornisce informazioni sull’ora di inizio delle vari fasi (pre o post)operatorie, sul tipo di procedure attuate, sugli operatori coinvolti, sul tipo di materiali e kit impiegati, ecc…

Questa messe di dati è tuttavia spesso carente ai fini della valutazione degli scostamenti dalla programmazione e non è certamente di aiuto nella programmazione del setup della sala e nelle attività di pianificazione dei kit operatori necessari alle varie procedure chirurgiche.

Gli applicativi di pianificazione dell’attività chirurgica

Si stanno diffondendo sistemi informatizzati di gestione dell’attività chirurgica che integrano il tradizionale registro informatizzato di sala operatoria con funzionalità di pianificazione.

L’adozione di applicativi di questo tipo nasce dalla esigenza di pianificare l’allestimento delle sale operatorie o di predisporre in anticipo gli opportuni kit chirurgici, ma una interessante ricaduta positiva riguarda anche la stima dei tempi chirurgici. Si è, infatti, notato che l’impego di strumenti di questo tipo può progressivamente favorire una più oggettiva valutazione della durata delle diverse procedure. L’uso ha dimostrato che i tempi standard delle procedure, che vengono inizialmente derivati dalla letteratura o stimati a priori, possono essere corretti in base a valutazioni medie ricavabili dalla casistica effettiva di un determinato team. Ciò porta ad una tempificazione più aderente al vero delle diverse procedure chirurgiche e quindi ad una programmazione più efficiente dell’uso delle sale.

PG.

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Benessere, stili di vita e dispositivi medici personali: quello che vedremo nel 2015

Logo CNN

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Benessere, salute, corretti stili di vita, prevenzione delle malattie, dispositivi medici personali… quali saranno le tendenze più significative del 2015 nell’ambito dell’Healthcare?

Vedo e prevedo

Indipendentemente dal fatto che si stia consultando una seriosa e paludata rivista medica o il sito più gossipparo di consigli medici a buon mercato, non ci si salva. È fine anno e il gioco che va più di moda è quello della previsione selvaggia.

E chi siamo noi per sottarci a questo gioco?

Le 5 principali tendenze del 2015 secondo la CNN

Nell’articolo 5 digital health trends you’ll see in 2015 vengono citate 5 tendenze principali:

  • i dispositivi indossabili da portare all’orecchio;
  • le strisce che, analizzando il sudore, ci avvisano di potenziali problemi di salute;
  • le custodie per cellulari che fungono anche da dispositivi medici – da misuratori del battito cardiaco, da elettrocardiografi portatili, ecc… -;
  • le app utilizzabili solo dietro prescrizione medica;
  • sorgenti luminose più salutari e che meno disturbano il ritmo sonno veglia – ad esempio tablet che meno dovrebbero interferire con il prendere sonno alla sera grazie a emissioni più rispettose delle nostre reazioni fisiologiche -.

Sono assolutamente conscio che molti lettori, già a questo punto, si saranno fatti delle grasse risate leggendo un tale elenco, ma non sarebbe successo lo stesso se qualcuno prima dell’uscita dell’iPad della Apple ci avesse raccontato che avrebbe avuto un enorme successo un computer che non aveva nemmeno la tastiera e sarebbe stato costituito dal solo schermo.

Posto che non mi interessa molto se il prossimo dispositivo medico personale sarà da cingere al polso o da portare all’orecchio e che la striscia che analizza il mio sudore per dirmi se ho il diabete non mi sembra poi così drammaticamente innovativa, la tendenza che mi intriga maggiormente è la APP che dovrà essere prescritta dal medico. L’articolo, come esempio, cita una applicazione che potrebbe essere di supporto ai pazienti diabetici. Essa raccoglierà dati preziosi riguardo allo stile di vita adottato e, in questo modo, potrà fornire un aiuto prezioso al medico nella personalizzazione della terapia.

Il punto della questione

Forse il punto è proprio questo: nel 2015 assisteremo ad una incredibile fioritura di applicazioni che ci metteranno in grado di raccogliere i dati più disparati: ma chi li leggerà questi dati? chi saprà dare un senso a questa mole di informazioni?

Se sarà un medico ad organizzare questa raccolta e a trarne un senso compiuto forse tutto ciò sarà davvero una piccola rivoluzione. Forse anche chi si sa spiegare peggio di un altro avrà le stesse opportunità di cura di chiunque altro: penso agli anziani, penso a chi ha problemi mentali o di espressione…

Sono fiducioso, attendo con ansia il 2015.

PG.

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Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 4 – il domicilio digitale

Agenzia per l'Italia Digitale

Agenzia per l’Italia Digitale

Continua la serie di articoli volti ad approfondire gli aspetti del CAD di maggiore interesse per le aziende sanitarie. In questo  articolo si approfondisce il tema del Domicilio Digitale.

Il testo vigente del CAD, all’articolo 3-bis, definisce il cosiddetto “Domicilio digitale del cittadino”:

Comma 1. Al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini, è facoltà di ogni cittadino indicare alla pubblica amministrazione, secondo le modalità stabilite al comma 3, un proprio indirizzo di posta elettronica certificata, rilasciato ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 [NOTA: il cosiddetto decreto Brunetta che permise ad ogni cittadino di richiedere una casella di posta certificata gratuita], convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 quale suo domicilio digitale.

Comma 2. L’indirizzo di cui al comma 1 è inserito nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente-ANPR e reso disponibile a tutte le pubbliche amministrazioni e ai gestori o esercenti di pubblici servizi. [NOTA: l’ANPR non è ancora attiva]

Comma 3. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e il Ministro delegato per l’innovazione tecnologica, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, sono definite le modalità di comunicazione, variazione e cancellazione del proprio domicilio digitale da parte del cittadino, nonché le modalità di consultazione dell’ANPR da parte dei gestori o esercenti di pubblici servizi ai fini del reperimento del domicilio digitale dei propri utenti. [Vedi NOTA precedente]

Comma 4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, salvo i casi in cui è prevista dalla normativa vigente una diversa modalità di comunicazione o di pubblicazione in via telematica, le amministrazioni pubbliche e i gestori o esercenti di pubblici servizi comunicano con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale dallo stesso dichiarato, anche ai sensi dell’articolo 21-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, senza oneri di spedizione a suo carico. Ogni altra forma di comunicazione non può produrre effetti pregiudizievoli per il destinatario.

Comma 4.-bis In assenza del domicilio digitale di cui al comma 1, le amministrazioni possono predisporre le comunicazioni ai cittadini come documenti informatici sottoscritti con firma digitale o firma elettronica avanzata, da conservare nei propri archivi, ed inviare ai cittadini stessi, per posta ordinaria o raccomandata con avviso di ricevimento, copia analogica di tali documenti sottoscritti con firma autografa sostituita a mezzo stampa predisposta secondo le disposizioni di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 12 dicembre 1993, n. 39.

Come riporta un interessante articolo sul sito Agenda Digitale,  anche l’art. 14 del DL 69/2013 prevedeva il domicilio digitale:  “All’atto della richiesta del documento unificato, ovvero all’atto dell’iscrizione anagrafica o della dichiarazione di cambio di residenza a partire dall’entrata a regime dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, è assegnata al cittadino una casella di posta elettronica certificata, con la funzione di domicilio digitale, ai sensi dell’articolo 3-bis del codice dell’amministrazione digitale, successivamente attivabile in modalità telematica dal medesimo cittadino.”

Dato che l’articolo sembra rinviare l’operatività della disposizione alla entrata a regime dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) o del documento unificato, appare dubbia la sua applicabilità stante lo stato attuale delle realizzazioni.

In questo contesto caratterizzato da poche certezze e da molti lodevoli intenti, chiude i battenti anche la CEC PAC – la posta elettronica valida per il colloquio la Pubblica amministrazione istituita dal cosiddetto decreto Brunetta -. I motivi di ciò, secondo l’articolo disponibile sul sito di AGID, sono riconducibili al suo scarso successo, non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati di diffusione e anche fra coloro che l’hanno attivata l’uso sarebbe molto basso, e sono riconducibili al fatto che essa offre meno possibilità di una casella di PEC ordinaria.

Alla luce di questo stato di attuazione assai parziale, viene da dire che molta strada rimane ancora da fare su questi temi perché possano essere considerati davvero strumenti utili di colloquio fra la Pubblica Amministrazione e il cittadino.

PG.

Il testo vigente del CAD è reperibile sul sito di AGID.

Altri articoli della stessa serie sono reperibili ai seguenti indirizzi:

Articolo
CAD e dintorni: semplificate le procedure per la firma grafometrica
Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 3 – la continuità operativa
Luci ed ombre del futuro Sistema Pubblico di Identità Digitale – SPID –
Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 2
Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 1

NOTA BENE: quanto riportato nel presente articolo è un estratto da norme vigenti e non garantisce la completezza che solo il testo originale può garantire. Le considerazioni dell’autore devono essere considerate alla stregua di opinioni personali e quindi, prima di ogni possibile utilizzo, devono essere confrontate con altre fonti autorevoli e fede facenti. Verificare sempre i testi completi e originali delle norme citate ricorrendo alle fonti ufficiali tenendo conto di ogni possibile modifica o integrazione intervenuta successivamente alla redazione del presente articolo.

PG.

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L’esplosione del numero dei devices connessi metterà in crisi le nostre politiche di sicurezza

Immagine da diagnostica PET

Immagine tratta da diagnostica PET

Pur diffidando in genere delle previsioni, tendo a dar credito a coloro che preannunciano una esplosiva crescita dei dispositivi connessi in internet nei prossimi anni.

Gartner stima che entro il 2020 saranno presenti in internet 26 miliardi di dispositivi e il 15% di questi avrà a che fare con il mondo sanitario. Le nostre politiche di sicurezza attuali sono in grado di gestire reti di qualche migliaio di dispositivi: per le organizzazioni sanitarie di maggiori dimensioni si parla di reti in grado di gestire qualche migliaio di stazioni di lavoro e diverse centinaia di dispositivi medici ed è pensabile che con i sistemi attuali si possa arrivare a gestire qualche decina di migliaia di dispositivi. Tuttavia, è opinione comune fra gli addetti ai lavori che non sia possibile gestire in maniera efficiente e sicura reti di centinaia di migliaia di dispositivi.

In particolare appare particolarmente sfidante la necessità di gestire in un contesto di rete dispositivi wearable, o comunque portatili, che non si possono considerare stabilmente collocati in contesti di rete protetti, come i contesti aziendali, nei quali è normalmente possibile operare un controllo perimetrale dai malware attraverso tecniche di firewalling o comunque di filtering.

Fra pochissimi anni esisteranno centinaia di migliaia di dispositivi che saranno stabilmente collocati fuori dal dominio di sicurezza aziendale che comunque saranno parte integrante di un ecosistema che scambia dati sanitari con l’organizzazione sanitaria e con i professionisti ad essa afferenti – medici di medicina generale, specialisti, ecc… -.

Appare sempre più evidente che non sarà possibile gestire numeri così elevati di dispositivi senza una accurata progettazione delle politiche di sicurezza. La sicurezza dell’ecosistema dovrà necessariamente essere fondata su di una corretta identificazione dei dispositivi: che dovrà essere garantita anche in caso di colloqui instaurati in contesti di rete non sicuri. L’identità del dispositivo dovrà essere garantita attraverso tecniche crittografiche che dovranno impedire una fraudolenta impersonificazione. Se questo avverrà, allora non sarà necessario verificare ulteriormente la liceità della comunicazione con il professionista sanitario: in altri termini diminuirà fortemente la necessità di identificare la persona, in quanto l’identità del paziente sarà derivabile dall’identità del dispositivo che esso indossa o possiede. Naturalmente questo varrà nel caso il dispositivo sia impiantato sul paziente o nel caso il dispositivo non sia dissociabile dalla persona: il dispositivo potrebbe semplicemente cessare di funzionare se allontanato dal paziente a cui è associato. A garanzia di ciò il dispositivo dovrebbe poter  essere associabile ad una caratteristica biometrica unica della persona.

In definitiva quindi, ogni dispositivo che indosseremo dovrà essere unico, unico come la persona a cui sarà accanto. Questa è la sfida che ci aspetta.

PG.

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Turing e il calcolatore che diagnostica il cancro

Alan Turing Aged 16

Alan Turing all’età di 16 anni.

Alan Turing fu un genio ed un eroe.

Mise fine alla sua vita a soli 42 anni, vittima della società omofoba del tempo, il 7 giugno 1954. Il suo principale contributo, pubblicato nel 1937 con il titolo On Computable numbers, rappresenta ancora oggi uno dei fondamenti teorici del calcolo elettronico.

Turing non era solo un matematico di prim’ordine, era anche un eroe: il giorno successivo alla dichiarazione di guerra alla Germania fu chiamato alla Scuola Governativa di Codici e Cifre britannica a Bletchley Park, e si distinse ideando le cosiddette “bombe”, i dispositivi elettromeccanici che fecero breccia nel cifrario tedesco Enigma.

Ma quello che colpisce di più era la sua capacità visionaria. In un lavoro del 1950 scriveva: “Io credo che fra una cinquantina d’anni sarà possibile programmare calcolatori aventi una capacità di memoria di circa 10^9, in modo da farli giocare così bene al gioco dell’imitazione che un interrogante medio avrà una probabilità non superiore al 70% di compiere l’identificazione giusta dopo 5 minuti di interrogatorio. Credo che la domanda iniziale “Le macchine possono pensare?” sia troppo priva di senso per meritare una discussione. Ciò nonostante, credo che alla fine l’uso delle parole e l’opinione corrente saranno talmente mutati che si potrà parlare di macchine pensanti senza aspettarsi di essere contraddetti.”

Se oggi Alan Turing fosse vivo cosa penserebbe del programma per calcolatore che riesce a diagnosticare il cancro con una precisione maggiore di quanto riescano a fare i medici?

Penso ci guarderebbe con quei suoi occhi tristi e forse sorriderebbe e noi ricambieremmo annuendo silenziosi e commossi.

Grazie dott. Turing, grazie anche a nome di ogni malato che potrà trarre giovamento da ciò che nel chiuso del suo studio lei immaginò agli albori della nuova era.

PG.

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Il cloud in sanità, solo una promessa?

Microsoft in Health

Microsoft in health

Di tutto ciò che ho letto di recente sul cloud utilizzato per applicazioni sanitarie mi ha colpito soprattutto la vaghezza e la superficialità. Due, sopra tutti gli altri, sembrano essere i temi che vengono suggeriti con assillante ripetitività come fondamentali nello switch verso questa nuova tecnologia: la diminuzione dei costi – spesso desunta da settori merceologici affatto diversi – e la scalabilità – spesso proposta in termini drastici del tipo “oggi anche un solo utente e domani il mondo intero” -.

Tuttavia, talvolta, capita di leggere qualcosa di assai meno scontato. Nell’articolo che potete trovare a questo indirizzo, Hemant Pathak dà un breve sunto della relazione che assieme al suo collega di Microsoft ha tenuto allo “U.S. News & World Report’s Hospital of Tomorrow forum” di Washington.

Mi permetto di riassumere le affermazioni che più che mi hanno colpito del loro articolo:

  • il cloud e le tecnologie mobili stanno accelerando le opportunità di collaborazione fra clinici, pazienti ed organizzazioni sanitarie;
  • entro il 2020 l’internet delle cose – Internet of Things – comprenderà miliardi di dispositivi intelligenti in grado di raccogliere dati in maniera continua;
  • c’è una verità trasversale all’informatica e alla sanità: la gente non usa ciò di cui non si fida; da ciò deriva la considerazione che la più incredibile delle applicazioni sanitarie non sarà utilizzata se pazienti e professionisti non riterranno che i dati da essa trattati non saranno sicuri; nel caso di soluzioni cloud, i pazienti e i professionisti ritengono fondamentale poter controllare con chi i dati vengano condivisi e come vengano usati;
  • pertanto le dimensioni da considerare nella valutazione di una offerta cloud sono essenzialmente quattro: la sicurezza informatica – cybersecurity -, la garanzia della privatezza delle informazioni gestite – privacy -, la aderenza alle norme – compliance – e infine la trasparenza – trasparency –, cioè la disponibilità a rendere note tutte quelle informazioni che mettono in grado l’organizzazione cliente di prendere le decisioni opportune in materia.

Devo dire che mi trovo molto d’accordo.

Il problema dell’utilizzo del cloud in sanità non è, infatti, di tipo tecnologico in senso stretto, anche se è pur vero che esistono specificità dell’ambito sanitario che consigliano di prendere con le molle troppo generiche estrapolazioni di ragionamenti desunti da esperienze in altri settori merceologici – ad esempio dall’ambito dei servizi in genere -, ma è un problema di fiducia e di modelli di servizio.

Di fiducia, in quanto non posso pensare che l’azienda sanitaria che mi cura ceda a chicchessia i miei dati sanitari solo perché deve far quadrare il bilancio e una certa nuova tecnologia ha un costo inferiore.

Di modelli di servizio in quanto la tutela della privatezza del dato e la aderenza alla normativa non si inventano da un giorno all’altro, ma richiedono un duro lavoro e tanta esperienza da parte del fornitore dei servizi.

Quindi? Non riusciremo mai ad assistere all’avvento del cloud anche in sanità?

No, a mio parere è vero il contrario: nei prossimi anni assisteremo alla esplosione dell’utilizzo del cloud in sanità, ma occorrerà molta cautela nella scelta delle soluzioni possibili e molta pazienza nello spiegare cosa si sta facendo a cittadini e professionisti, che dovranno condividere le scelte che verranno fatte.

PG.
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Il consiglio dell’unione europea discute di DM e di maggiori investimenti per i sistemi informativi sanitari

Consiglio Comunità Europea

Consiglio Comunità Europea

Nella riunione del primo di dicembre 2014, i ministri della salute hanno discusso di misure normative, ancora in bozza, che dovrebbero favorire l’innovazione e la sicurezza dei dispositivi medici che vengono commercializzati nella comunità europea.

La relazione presentata dalla presidenza italiana ha sottolineato la necessità:

  • di un sistema univoco di identificazione dei dispositivi in grado di favorire il richiamo in caso di guasto e il contrasto alla contraffazione;
  • dei cosiddetti notified bodies, ovverosia laboratori e autorità in grado di verificare che i dispositivi siano aderenti agli standard vigenti;
  • di definire il ruolo del gruppo di coordinamento sui dispositivi medici che dovrà essere coinvolto nella verifica dei dispositivi ad alto rischio prima della messa in commercio;
  • di migliorare la sorveglianza dei dispositivi post commercializzazione.

Questa discussione continuerà durante la presidenza lettone a partire dal prossimo gennaio.

I ministri hanno poi chiesto agli stati membri:

  • di promuovere la formazione e l’addestramento degli staff sanitari sui temi della sicurezza del paziente;
  • di sviluppare sistemi di reportistica non colpevolizzanti – blame-free – ad uso del personale medico e dei pazienti e sulla gestione degli errori;
  • di rafforzare i programmi di contrasto delle infezioni;
  • di incoraggiare i pazienti e i loro famigliari ad avere voce in capitolo circa i trattamenti a cui i pazienti sono sottoposti;
  • di velocizzare le procedure di verifica ed approvazione dei nuovi farmaci.

 Si è anche discusso di come gli investimenti in questo ambito possano favorire il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europe 2020 – strategia incentrata su lavoro, riduzione della povertà, educazione, innovazione, clima ed energia -, anche se non è stata sostenuta l’idea di creare un nuovo obiettivo del programma specificamente dedicata alla salute.

I ministri hanno, poi, dibattuto di come aumentare gli investimenti in sistemi informativi sanitari e come intraprendere azioni a livello comunitario che diminuiscano le differenze di risultato dei diversi sistemi sanitari nazionali.

 Il consiglio quindi, oltre a voler promuovere significative innovazioni nell’ambito dei dispositivi medici, ha voluto sottolineare l’importanza di adeguati investimenti sui sistemi informativi sanitari. Che quest’ultimo aspetto sia cruciale, in Italia in particolare, lo conferma l’annuale ricerca dell’Osservatorio ICT in Sanità, che afferma che la spesa complessiva allocata per la digitalizzazione della sanità italiana nel 2013 si è ulteriormente ridotta, meno 5%, rispetto ai già preoccupanti livelli del 2012, limitandosi a 1,17 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a 19,72€ per abitante). In particolare le strutture sanitarie hanno ridotto la spesa per la digitalizzazione dell’11% rispetto al 2012.

Forse occorre cominciare a far seguire i fatti ai proclami: non sarà infatti possibile la rivoluzione digitale che tutti ci aspettiamo dall’eHealth se continueremo a ad investire così poco in questo settore.

PG.

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Hacking HP Prime

HP Prime Calculator

HP Prime Calculator

Perché si dovrebbe fare in maniera semplice quello che può essere fatto in maniera sublime? Al giorno d’oggi esistono analizzatori di frequenza che per pochi euro forniscono risultati precisi ed affidabili, ma che noia!

Perché non acquistare una fantastica calcolatrice HP Prime e farsi da soli un programma in grado di studiare nel dominio delle frequenze un segnale campionato nel dominio del tempo?

Poi quando si scopre che è sostanzialmente impossibile importare i campioni da studiare da un foglio Excel con gli strumenti standard forniti da Hewlett-Packard, allora scatta la sfida che porta ad inventare un nuovo hack. E confesso che non c’è nulla che dia più soddisfazione di aggirare un ostacolo che si riteneva impossibile aggirare.

Il filmato qui linkato illustra il risultato di poche ma intense ore di lavoro.

E qui potete trovare i seguenti materiali:

Nulla mi è più caro dello studiare e risolvere un problema, per inutile che esso sia.

PG.
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FIHR, HL7 reinventato

HL7 Italia Logo

HL7 Italia

Magari non sarà la specifica più pulita che si sia mai vista nel mondo degli standard sanitari, ma FIHR sembra pensato per incuriosire ed intrigare.

Consiglio, anche a chi voglia solo avere una idea di cosa si sta parlando, una semplice navigazione nella documentazione messa a disposizione sul sito ufficiale – http://www.hl7.org/implement/standards/fhir/index.html -. Ancora più illuminante può essere partire dai principali concetti che è possibile modellare in FIHR – ad esempio dal concetto di paziente – e da lì navigare sui diversi link che il chiaro schema UML riassume.

Ad esempio cliccando sul primo attributo identifier è possibile consultare la definizione di “identificatore paziente”, cliccando invece su name si nota che è di tipo HumanName e, se lo si desidera, si possono visualizzare anche possibili esempi di codifica.

Se poi si è curiosi di sapere che cosa è possibile collegare all’entità paziente, basta consultare l’elenco riportato: AdverseReactionAlertAllergyIntoleranceCarePlanCompositionConditionDeviceDeviceObservationReportDiagnosticOrderDiagnosticReportDocumentManifestDocumentReferenceEncounterFamilyHistoryGroupImagingStudyImmunizationImmunizationRecommendationListMediaMedicationAdministrationMedicationDispenseMedicationPrescriptionMedicationStatementObservationOrderOtherProcedureQuestionnaireRelatedPersonSecurityEventSpecimen e Supply.

Qualora volessimo sapere come si modella il legame fra un paziente è, per esempio, un ordine, basterà cliccare su Order. Dal chiaro diagramma UML che verrà visualizzato, sarà facile verificare come il paziente sia il “subject” a cui eventualmente l’odine fa riferimento.

Non ci sono scuse, più chiaro di così…

PG.

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