Il cloud in sanità, solo una promessa?

Microsoft in Health

Microsoft in health

Di tutto ciò che ho letto di recente sul cloud utilizzato per applicazioni sanitarie mi ha colpito soprattutto la vaghezza e la superficialità. Due, sopra tutti gli altri, sembrano essere i temi che vengono suggeriti con assillante ripetitività come fondamentali nello switch verso questa nuova tecnologia: la diminuzione dei costi – spesso desunta da settori merceologici affatto diversi – e la scalabilità – spesso proposta in termini drastici del tipo “oggi anche un solo utente e domani il mondo intero” -.

Tuttavia, talvolta, capita di leggere qualcosa di assai meno scontato. Nell’articolo che potete trovare a questo indirizzo, Hemant Pathak dà un breve sunto della relazione che assieme al suo collega di Microsoft ha tenuto allo “U.S. News & World Report’s Hospital of Tomorrow forum” di Washington.

Mi permetto di riassumere le affermazioni che più che mi hanno colpito del loro articolo:

  • il cloud e le tecnologie mobili stanno accelerando le opportunità di collaborazione fra clinici, pazienti ed organizzazioni sanitarie;
  • entro il 2020 l’internet delle cose – Internet of Things – comprenderà miliardi di dispositivi intelligenti in grado di raccogliere dati in maniera continua;
  • c’è una verità trasversale all’informatica e alla sanità: la gente non usa ciò di cui non si fida; da ciò deriva la considerazione che la più incredibile delle applicazioni sanitarie non sarà utilizzata se pazienti e professionisti non riterranno che i dati da essa trattati non saranno sicuri; nel caso di soluzioni cloud, i pazienti e i professionisti ritengono fondamentale poter controllare con chi i dati vengano condivisi e come vengano usati;
  • pertanto le dimensioni da considerare nella valutazione di una offerta cloud sono essenzialmente quattro: la sicurezza informatica – cybersecurity -, la garanzia della privatezza delle informazioni gestite – privacy -, la aderenza alle norme – compliance – e infine la trasparenza – trasparency –, cioè la disponibilità a rendere note tutte quelle informazioni che mettono in grado l’organizzazione cliente di prendere le decisioni opportune in materia.

Devo dire che mi trovo molto d’accordo.

Il problema dell’utilizzo del cloud in sanità non è, infatti, di tipo tecnologico in senso stretto, anche se è pur vero che esistono specificità dell’ambito sanitario che consigliano di prendere con le molle troppo generiche estrapolazioni di ragionamenti desunti da esperienze in altri settori merceologici – ad esempio dall’ambito dei servizi in genere -, ma è un problema di fiducia e di modelli di servizio.

Di fiducia, in quanto non posso pensare che l’azienda sanitaria che mi cura ceda a chicchessia i miei dati sanitari solo perché deve far quadrare il bilancio e una certa nuova tecnologia ha un costo inferiore.

Di modelli di servizio in quanto la tutela della privatezza del dato e la aderenza alla normativa non si inventano da un giorno all’altro, ma richiedono un duro lavoro e tanta esperienza da parte del fornitore dei servizi.

Quindi? Non riusciremo mai ad assistere all’avvento del cloud anche in sanità?

No, a mio parere è vero il contrario: nei prossimi anni assisteremo alla esplosione dell’utilizzo del cloud in sanità, ma occorrerà molta cautela nella scelta delle soluzioni possibili e molta pazienza nello spiegare cosa si sta facendo a cittadini e professionisti, che dovranno condividere le scelte che verranno fatte.

PG.
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