Archivio della categoria: Semantica

La documentazione clinica nel ventunesimo secolo

Annals Of Internal Medicine

Annals Of Internal Medicine

La discussione sulla documentazione sanitaria e sulla sua corretta tenuta precede l’introduzione dell’EHR – Electronic Health Record – e di certo l’avvento delle nuove tecnologie invece che costituirne la fine, l’ha enfatizzata. Uno dei contributi più autorevoli e stimolanti in materia è comparso di recente su Annals of Internal Medicine con il titolo “Clinical Documentation in the 21st Century: Executive Summary of a Policy Position Paper From the American College of Physicians

L’American College of Physicians – ACP -, in questo lavoro, analizza con spirito critico il tema della documentazione sanitaria allo scopo di comprendere come essa possa meglio rispondere alle necessità dei pazienti e delle loro famiglie e per fare questo si interroga su quali siano le potenzialità, oltre che le principali problematiche, dei sistemi informativi sanitari – EHRs -.

La considerazione chiave da cui parte l’ACP è che la documentazione clinica ha come scopo principale quello di registrare le condizioni del paziente e le azioni e i pensieri del curante al fine di condividerle con gli altri attori del processo di cura. Nel tempo molti portatori di interesse hanno caricato la documentazione sanitaria di necessità diverse che poco hanno a che fare con il fine originario. L’ACP afferma anche che l’introduzione dei computer e dell’EHR non ha portato solo vantaggi, ma ha anche introdotto nuove complessità e nuove sfide.

Non solo: alcuni medici hanno evidenziato che taluni sistemi informatizzati sono inadeguati al fine della gestione della documentazione clinica.

Nel documento, l’ACP fornisce delle raccomandazioni per la progettazione dei futuri sistemi EHR:

  1. i sistemi EHR devono facilitare la gestione del paziente durante tutto l’arco della sua vita – longitudinal care delivery – supportando l’operato dei sanitari che spesso si trovano ad operare in team per percorsi di cura che coprono anche lunghi periodi;
  2. la documentazione gestita negli EHR deve supportare il processo cognitivo del sanitario durante la fase di redazione della documentazione;
  3. i sistemai EHR devono favorire l’atteggiamento “scrivi una volta, usa molte volte” – write once, reuse many times – e deve supportare l’uso di TAGS – identificativi – che permettano di registrare la fonte originale delle informazioni quando queste siano riutilizzate in fasi successive;
  4. per quanto possibile, non si deve richiedere l’inserimento della conferma di azioni effettuate  quando l’effettuazione di queste risulti chiaro dalla documentazione presente;
  5. i sistemi EHR devono favorire l’integrazione dei dati generati dal paziente mantenendo evidenziata la fonte del dato.

L’ACP pone l’accento su alcuni dei temi che saranno chiave per lo sviluppo dei sistemi informativi del prossimo triennio.

In particolare:

  • la necessità di rendere sempre evidente la fonte di una certa informazione presente nella documentazione clinica – ad esempio se una informazione è stata conferita direttamente dal paziente, piuttosto che raccolta in maniera automatica da un dispositivo medico o certificata da un medico attraverso un certificato o un referto, ecc… -; raccomandazioni 3 e 5;
  • la necessità di minimizzare le interazioni a basso contenuto informativo con il sistema al fine di aumentare l’usabilità complessiva dei sistemi informatici; raccomandazione 4;
  • la necessità di disporre di sistemi informativi di reale valore per il professionista sanitario e per il paziente, cioè in grado di supportare il processo di cura e di redazione della documentazione sanitaria; raccomandazioni 1 e 2.

Le raccomandazione dell’American College of Physicians dovranno essere prese in seria considerazione, se questo non avverrà, si correrà il rischio che i futuri sistemi EHR siano un ostacolo invece che un aiuto alla pratica sanitaria.

PG.

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Le 5 dimensioni dell’EMR

Dimensioni dell'EMR

Dimensioni dell’EMR

Ogni implementazione di un EMR – Electronic Medical Record – dovrebbe essere valutata secondo 5 principali dimensioni:

  1. UTILITÀ PER IL PAZIENTE;
  2. UTILITÀ PER IL PROFESSIONISTA;
  3. VALENZA SOCIALE;
  4. SEMANTICA;
  5. TECNOLOGIA.

La prima dimensione è in relazione con il fatto che ogni EMR è di proprietà del paziente e deve essere di utilizzato a suo vantaggio. In particolare valutare questa dimensione comporta il riportare su una metrica il grado di utilità dell’EMR per il paziente. Occorre anche misurare il grado di gestibilità dell’EMR da parte del paziente stesso: ad esempio può essere valutata la facilità con la quale il paziente può oscurarne determinate parti al fine di tutelare la propria privacy o rendere disponibili parti dell’EMR a determinati professionisti sanitari e non ad altri.

La seconda dimensione è in relazione con il fatto che L’EMR è un fondamentale strumento di lavoro per il professionista sanitario che ha in cura il paziente. Il professionista ha il dovere di tenere costantemente aggiornato l’EMR per le parti di propria competenza, ma ha al contempo il diritto di consultare le informazioni rilevanti per la pratica professionale che non siano state oscurate dal paziente. Questa dimensione misura quindi il grado di utilità dell’EMR per il professionista.

Oltre che per il paziente e il professionista, l’EMR può essere prezioso per l’istituzione sanitaria che ha l’onere della valutazione dei servizi sanitari forniti alla popolazione. Gli EMR possono fornire informazioni aggregate, anonime e non per personali che permettono valutazioni di tipo epidemiologico, oltre che azioni di prevenzione e di governo della salute pubblica mediante la misura dei risultati – outcome – delle cure. La dimensione VALENZA SOCIALE misura l’utilità di una certa implementazione dal punto di vista dell’ISTITUZIONE SANITARIA.

I contenuti dell’EMR possono assumere diverse forme, ma saranno tanto più fruibili e gestibili informaticamente quanto più avranno una forma strutturata: ad esempio un referto di laboratorio analisi sarà assai più utile se riporterà in forma numerica i valori delle analisi contenute, piuttosto che la sola immagine – scannerizzazione o PDF – della copia cartacea. È, infatti, del tutto evidente che il valore del documento sarà tanto più elevato quanto più saranno le informazioni riportate gestibili informaticamente: di certo non sarò in grado di selezionare i referti che riportano un valore di glicemia anomalo se i referti sono sotto forma di copia scannerizzata. La DIMENSIONE SEMANTICA misurerà il grado di strutturazione dell’EMR e quindi la sua utilizzabilità con tecniche informatiche.

L’ultima ma non meno importante dimensione è quella tecnologica. Essa attiene al fatto che una certa implementazione dell’EMR risponderà più o meno brillantemente a domande del tipo:

  • è interoperante con i diversi sistemi tecnologici in uso in ambito sanitario e nella sfera personale?
  • è idonea all’uso in mobilità e su diversi tipi di dispositivi compresi i wearable e l’IOT?
  • è scalabile in ambiti diversi da quelli meramente personali ?
  • ecc…

Misurare le diverse implementazioni dell’EMR secondo queste caratteristiche e farlo secondo metriche che siano comuni e condivise sarà sicuramente la sfida più importante dell’immediato futuro.

PG.

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Ebola: nuove epidemie e vecchi malcostumi

The Health Care Blog - http://thehealthcareblog.com

The Health Care Blog

Riporto i fatti, così come essi sono descritti nell’articolo “Hospital blames bad EHR design for missed Ebola case” che è possibile reperire sull’autorevole “The Health Care Blog“:

il Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas ha puntato il dito contro il proprio sistema informatico dichiarando che la mal progettata interfaccia utente del sistema avrebbe reso semplice per i membri del team di cura non considerare il viaggio in Africa di un paziente risultato poi affetto da Ebola. Il paziente – sempre secondo quanto riportato nell’articolo citato – sarebbe stato mandato a casa dopo una visita avvenuta il 24 di settembre, nonostante avesse riferito di un recente viaggio in Africa e presentasse sintomi riferibili ad Ebola come febbre alta, mal di stomaco e mal di testa. Le autorità sanitarie affermano che più di 100 persone sarebbero state potenzialmente esposte a Ebola nei due giorni precedenti al ritorno del paziente in ospedale avvenuto il 26 di settembre.

Sempre nell’articolo citato si riporta uno stralcio di comunicazione ufficiale del Presbyterian Hospital che afferma che il problema sarebbe da ricondurre al fatto che le funzioni destinate al personale infermieristico e quelle destinate al personale medico sono distinte e le informazioni sui viaggi sono, fra le funzionalità infermieristiche, essenzialmente pensate per gestire le vaccinazioni antinfluenzali.

L’autore dell’articolo si chiede se effettivamente debba essere messa sotto accusa la tecnologia e per tutta risposta allega un commento che anche io riporto:

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Concordo con Ashish K. Jha che questa è una ben debole difesa quando si sbaglia.

Ciononostante il problema rimane.

Non ci possiamo nascondere dietro un dito: i nostri sistemi informativi sanitari sono pensati per gestire dati che assai raramente assurgono al ruolo di informazioni – cioè elementi di conoscenza per chi li legge -.

E ciò è dovuto essenzialmente ad una carenza di semantica:

  • il viaggio in Africa del paziente di cui è stata sottostimata l’infezione di Ebola al Presbyterian Hospital non era considerato – o considerabile – dal sistema informativo come un “VIAGGIO in AFRICA”, ma era un dato funzionale alla applicazione di un protocollo vaccinale contro l’influenza;
  • non poteva quindi entrare nella anamnesi del medico perché non era per quello pensato.

Che la difesa dei sanitari del Presbyterian Hospital sia debole, quando tentano di spiegare che essi hanno ben operato e che tutto è successo perché vi era semplicemente un problema sugli applicativi, è opinione di molti… che, tuttavia, si debba fare un enorme sforzo di miglioramento della qualità degli strumenti che vengono messi a disposizione del personale sanitario, appare altrettanto evidente ad altri.

L’usabilità e la semantica del dato sanitario saranno la vera frontiera dei prossimi anni.

PG.

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Open Data, Ontologie e il sogno della interoperabilità semantica

RDF Linked Data Cloud

RDF Linked Data Cloud – Anja Jentzsch

Il paradigma RDF – Resource Description Framework – va ben oltre gli Open Data, insegue il sogno dell’interoperabilità semantica del WEB.

In fondo i dati possono essere resi pubblici anche attraverso paradigmi meno velleitari: un semplice file CSV, può anche bastare a superare la sostanziale immanipolabilità del pur portabilissimo PDF, il primo passo verso l’apertura dei dati. L’RDF va oltre, vuole arrivare al Sacro Graal dell’informatica: l’interoperabilità semantica.

Oggi mi sono divertito a scandagliare una delle migliori banche dati aperte, quella della Camera dei Deputati. Ho giocato con il motore di interrogazione SPARQL che viene messo a disposizione e ho toccato con mano quanto sia facile creare interrogazioni standard per l’accesso ai dati. In poco tempo, nonostante la mia approssimativa conoscenza del linguaggio, ho potuto estrarre i presidenti che si sono succeduti alla guida della repubblica con tanto di relativa foto.

# Query SPARQL di recupero dei Presidenti della repubblica

SELECT DISTINCT ?persona ?nome ?cognome ?descrizione ?immagine

WHERE { ?persona a ocd:presidenteRepubblica; rdfs:label ?descrizione; ocd:rif_persona ?rif_persona.

?rif_persona foaf:firstName ?nome; foaf:surname ?cognome; foaf:depiction ?immagine.}

Se si guarda l’interrogazione con attenzione, ci si rende conto che essa non solo dearchivia un’informazione presente nella banca dati, l’elenco dei presidenti, ma ci permette di conoscere anche il loro nome e cognome attraverso un’inferenza semantica: essendo il presidente della repubblica una persona, esso dispone anche di un “surname” e di un “firstName”. Chiaro, lapalissiano, quasi banale…

Ma non c’è nulla di banale in tutto ciò. Da anni, nei sistemi informativi sanitari, combattiamo una dura battaglia, quella della interoperabilità sintattica. Tutti confidiamo che la vittoria sia prossima, ma la guerra la vinceremo solo raggiungendo l’interoperabilità semantica.

Quando avremo il linked data cloud costituito dall’aggregazione degli RDF sanitari, in cui ogni singolo concetto faccia riferimento alla propria univoca ontologia?

Quando il nome e cognome di un paziente saranno consultabili come naturale conseguenza del fatto che ogni paziente è anche una persona?

PG.

Letture attinenti: LINEE GUIDA NAZIONALI PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO INFORMATIVO PUBBLICO

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