Benessere, stili di vita e dispositivi medici personali: quello che vedremo nel 2015

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Benessere, salute, corretti stili di vita, prevenzione delle malattie, dispositivi medici personali… quali saranno le tendenze più significative del 2015 nell’ambito dell’Healthcare?

Vedo e prevedo

Indipendentemente dal fatto che si stia consultando una seriosa e paludata rivista medica o il sito più gossipparo di consigli medici a buon mercato, non ci si salva. È fine anno e il gioco che va più di moda è quello della previsione selvaggia.

E chi siamo noi per sottarci a questo gioco?

Le 5 principali tendenze del 2015 secondo la CNN

Nell’articolo 5 digital health trends you’ll see in 2015 vengono citate 5 tendenze principali:

  • i dispositivi indossabili da portare all’orecchio;
  • le strisce che, analizzando il sudore, ci avvisano di potenziali problemi di salute;
  • le custodie per cellulari che fungono anche da dispositivi medici – da misuratori del battito cardiaco, da elettrocardiografi portatili, ecc… -;
  • le app utilizzabili solo dietro prescrizione medica;
  • sorgenti luminose più salutari e che meno disturbano il ritmo sonno veglia – ad esempio tablet che meno dovrebbero interferire con il prendere sonno alla sera grazie a emissioni più rispettose delle nostre reazioni fisiologiche -.

Sono assolutamente conscio che molti lettori, già a questo punto, si saranno fatti delle grasse risate leggendo un tale elenco, ma non sarebbe successo lo stesso se qualcuno prima dell’uscita dell’iPad della Apple ci avesse raccontato che avrebbe avuto un enorme successo un computer che non aveva nemmeno la tastiera e sarebbe stato costituito dal solo schermo.

Posto che non mi interessa molto se il prossimo dispositivo medico personale sarà da cingere al polso o da portare all’orecchio e che la striscia che analizza il mio sudore per dirmi se ho il diabete non mi sembra poi così drammaticamente innovativa, la tendenza che mi intriga maggiormente è la APP che dovrà essere prescritta dal medico. L’articolo, come esempio, cita una applicazione che potrebbe essere di supporto ai pazienti diabetici. Essa raccoglierà dati preziosi riguardo allo stile di vita adottato e, in questo modo, potrà fornire un aiuto prezioso al medico nella personalizzazione della terapia.

Il punto della questione

Forse il punto è proprio questo: nel 2015 assisteremo ad una incredibile fioritura di applicazioni che ci metteranno in grado di raccogliere i dati più disparati: ma chi li leggerà questi dati? chi saprà dare un senso a questa mole di informazioni?

Se sarà un medico ad organizzare questa raccolta e a trarne un senso compiuto forse tutto ciò sarà davvero una piccola rivoluzione. Forse anche chi si sa spiegare peggio di un altro avrà le stesse opportunità di cura di chiunque altro: penso agli anziani, penso a chi ha problemi mentali o di espressione…

Sono fiducioso, attendo con ansia il 2015.

PG.

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Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 4 – il domicilio digitale

Agenzia per l'Italia Digitale

Agenzia per l’Italia Digitale

Continua la serie di articoli volti ad approfondire gli aspetti del CAD di maggiore interesse per le aziende sanitarie. In questo  articolo si approfondisce il tema del Domicilio Digitale.

Il testo vigente del CAD, all’articolo 3-bis, definisce il cosiddetto “Domicilio digitale del cittadino”:

Comma 1. Al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini, è facoltà di ogni cittadino indicare alla pubblica amministrazione, secondo le modalità stabilite al comma 3, un proprio indirizzo di posta elettronica certificata, rilasciato ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 [NOTA: il cosiddetto decreto Brunetta che permise ad ogni cittadino di richiedere una casella di posta certificata gratuita], convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 quale suo domicilio digitale.

Comma 2. L’indirizzo di cui al comma 1 è inserito nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente-ANPR e reso disponibile a tutte le pubbliche amministrazioni e ai gestori o esercenti di pubblici servizi. [NOTA: l’ANPR non è ancora attiva]

Comma 3. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e il Ministro delegato per l’innovazione tecnologica, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, sono definite le modalità di comunicazione, variazione e cancellazione del proprio domicilio digitale da parte del cittadino, nonché le modalità di consultazione dell’ANPR da parte dei gestori o esercenti di pubblici servizi ai fini del reperimento del domicilio digitale dei propri utenti. [Vedi NOTA precedente]

Comma 4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, salvo i casi in cui è prevista dalla normativa vigente una diversa modalità di comunicazione o di pubblicazione in via telematica, le amministrazioni pubbliche e i gestori o esercenti di pubblici servizi comunicano con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale dallo stesso dichiarato, anche ai sensi dell’articolo 21-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, senza oneri di spedizione a suo carico. Ogni altra forma di comunicazione non può produrre effetti pregiudizievoli per il destinatario.

Comma 4.-bis In assenza del domicilio digitale di cui al comma 1, le amministrazioni possono predisporre le comunicazioni ai cittadini come documenti informatici sottoscritti con firma digitale o firma elettronica avanzata, da conservare nei propri archivi, ed inviare ai cittadini stessi, per posta ordinaria o raccomandata con avviso di ricevimento, copia analogica di tali documenti sottoscritti con firma autografa sostituita a mezzo stampa predisposta secondo le disposizioni di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 12 dicembre 1993, n. 39.

Come riporta un interessante articolo sul sito Agenda Digitale,  anche l’art. 14 del DL 69/2013 prevedeva il domicilio digitale:  “All’atto della richiesta del documento unificato, ovvero all’atto dell’iscrizione anagrafica o della dichiarazione di cambio di residenza a partire dall’entrata a regime dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, è assegnata al cittadino una casella di posta elettronica certificata, con la funzione di domicilio digitale, ai sensi dell’articolo 3-bis del codice dell’amministrazione digitale, successivamente attivabile in modalità telematica dal medesimo cittadino.”

Dato che l’articolo sembra rinviare l’operatività della disposizione alla entrata a regime dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) o del documento unificato, appare dubbia la sua applicabilità stante lo stato attuale delle realizzazioni.

In questo contesto caratterizzato da poche certezze e da molti lodevoli intenti, chiude i battenti anche la CEC PAC – la posta elettronica valida per il colloquio la Pubblica amministrazione istituita dal cosiddetto decreto Brunetta -. I motivi di ciò, secondo l’articolo disponibile sul sito di AGID, sono riconducibili al suo scarso successo, non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati di diffusione e anche fra coloro che l’hanno attivata l’uso sarebbe molto basso, e sono riconducibili al fatto che essa offre meno possibilità di una casella di PEC ordinaria.

Alla luce di questo stato di attuazione assai parziale, viene da dire che molta strada rimane ancora da fare su questi temi perché possano essere considerati davvero strumenti utili di colloquio fra la Pubblica Amministrazione e il cittadino.

PG.

Il testo vigente del CAD è reperibile sul sito di AGID.

Altri articoli della stessa serie sono reperibili ai seguenti indirizzi:

Articolo
CAD e dintorni: semplificate le procedure per la firma grafometrica
Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 3 – la continuità operativa
Luci ed ombre del futuro Sistema Pubblico di Identità Digitale – SPID –
Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 2
Codice dell’amministrazione digitale e dintorni, parte 1

NOTA BENE: quanto riportato nel presente articolo è un estratto da norme vigenti e non garantisce la completezza che solo il testo originale può garantire. Le considerazioni dell’autore devono essere considerate alla stregua di opinioni personali e quindi, prima di ogni possibile utilizzo, devono essere confrontate con altre fonti autorevoli e fede facenti. Verificare sempre i testi completi e originali delle norme citate ricorrendo alle fonti ufficiali tenendo conto di ogni possibile modifica o integrazione intervenuta successivamente alla redazione del presente articolo.

PG.

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L’esplosione del numero dei devices connessi metterà in crisi le nostre politiche di sicurezza

Immagine da diagnostica PET

Immagine tratta da diagnostica PET

Pur diffidando in genere delle previsioni, tendo a dar credito a coloro che preannunciano una esplosiva crescita dei dispositivi connessi in internet nei prossimi anni.

Gartner stima che entro il 2020 saranno presenti in internet 26 miliardi di dispositivi e il 15% di questi avrà a che fare con il mondo sanitario. Le nostre politiche di sicurezza attuali sono in grado di gestire reti di qualche migliaio di dispositivi: per le organizzazioni sanitarie di maggiori dimensioni si parla di reti in grado di gestire qualche migliaio di stazioni di lavoro e diverse centinaia di dispositivi medici ed è pensabile che con i sistemi attuali si possa arrivare a gestire qualche decina di migliaia di dispositivi. Tuttavia, è opinione comune fra gli addetti ai lavori che non sia possibile gestire in maniera efficiente e sicura reti di centinaia di migliaia di dispositivi.

In particolare appare particolarmente sfidante la necessità di gestire in un contesto di rete dispositivi wearable, o comunque portatili, che non si possono considerare stabilmente collocati in contesti di rete protetti, come i contesti aziendali, nei quali è normalmente possibile operare un controllo perimetrale dai malware attraverso tecniche di firewalling o comunque di filtering.

Fra pochissimi anni esisteranno centinaia di migliaia di dispositivi che saranno stabilmente collocati fuori dal dominio di sicurezza aziendale che comunque saranno parte integrante di un ecosistema che scambia dati sanitari con l’organizzazione sanitaria e con i professionisti ad essa afferenti – medici di medicina generale, specialisti, ecc… -.

Appare sempre più evidente che non sarà possibile gestire numeri così elevati di dispositivi senza una accurata progettazione delle politiche di sicurezza. La sicurezza dell’ecosistema dovrà necessariamente essere fondata su di una corretta identificazione dei dispositivi: che dovrà essere garantita anche in caso di colloqui instaurati in contesti di rete non sicuri. L’identità del dispositivo dovrà essere garantita attraverso tecniche crittografiche che dovranno impedire una fraudolenta impersonificazione. Se questo avverrà, allora non sarà necessario verificare ulteriormente la liceità della comunicazione con il professionista sanitario: in altri termini diminuirà fortemente la necessità di identificare la persona, in quanto l’identità del paziente sarà derivabile dall’identità del dispositivo che esso indossa o possiede. Naturalmente questo varrà nel caso il dispositivo sia impiantato sul paziente o nel caso il dispositivo non sia dissociabile dalla persona: il dispositivo potrebbe semplicemente cessare di funzionare se allontanato dal paziente a cui è associato. A garanzia di ciò il dispositivo dovrebbe poter  essere associabile ad una caratteristica biometrica unica della persona.

In definitiva quindi, ogni dispositivo che indosseremo dovrà essere unico, unico come la persona a cui sarà accanto. Questa è la sfida che ci aspetta.

PG.

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Turing e il calcolatore che diagnostica il cancro

Alan Turing Aged 16

Alan Turing all’età di 16 anni.

Alan Turing fu un genio ed un eroe.

Mise fine alla sua vita a soli 42 anni, vittima della società omofoba del tempo, il 7 giugno 1954. Il suo principale contributo, pubblicato nel 1937 con il titolo On Computable numbers, rappresenta ancora oggi uno dei fondamenti teorici del calcolo elettronico.

Turing non era solo un matematico di prim’ordine, era anche un eroe: il giorno successivo alla dichiarazione di guerra alla Germania fu chiamato alla Scuola Governativa di Codici e Cifre britannica a Bletchley Park, e si distinse ideando le cosiddette “bombe”, i dispositivi elettromeccanici che fecero breccia nel cifrario tedesco Enigma.

Ma quello che colpisce di più era la sua capacità visionaria. In un lavoro del 1950 scriveva: “Io credo che fra una cinquantina d’anni sarà possibile programmare calcolatori aventi una capacità di memoria di circa 10^9, in modo da farli giocare così bene al gioco dell’imitazione che un interrogante medio avrà una probabilità non superiore al 70% di compiere l’identificazione giusta dopo 5 minuti di interrogatorio. Credo che la domanda iniziale “Le macchine possono pensare?” sia troppo priva di senso per meritare una discussione. Ciò nonostante, credo che alla fine l’uso delle parole e l’opinione corrente saranno talmente mutati che si potrà parlare di macchine pensanti senza aspettarsi di essere contraddetti.”

Se oggi Alan Turing fosse vivo cosa penserebbe del programma per calcolatore che riesce a diagnosticare il cancro con una precisione maggiore di quanto riescano a fare i medici?

Penso ci guarderebbe con quei suoi occhi tristi e forse sorriderebbe e noi ricambieremmo annuendo silenziosi e commossi.

Grazie dott. Turing, grazie anche a nome di ogni malato che potrà trarre giovamento da ciò che nel chiuso del suo studio lei immaginò agli albori della nuova era.

PG.

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Il cloud in sanità, solo una promessa?

Microsoft in Health

Microsoft in health

Di tutto ciò che ho letto di recente sul cloud utilizzato per applicazioni sanitarie mi ha colpito soprattutto la vaghezza e la superficialità. Due, sopra tutti gli altri, sembrano essere i temi che vengono suggeriti con assillante ripetitività come fondamentali nello switch verso questa nuova tecnologia: la diminuzione dei costi – spesso desunta da settori merceologici affatto diversi – e la scalabilità – spesso proposta in termini drastici del tipo “oggi anche un solo utente e domani il mondo intero” -.

Tuttavia, talvolta, capita di leggere qualcosa di assai meno scontato. Nell’articolo che potete trovare a questo indirizzo, Hemant Pathak dà un breve sunto della relazione che assieme al suo collega di Microsoft ha tenuto allo “U.S. News & World Report’s Hospital of Tomorrow forum” di Washington.

Mi permetto di riassumere le affermazioni che più che mi hanno colpito del loro articolo:

  • il cloud e le tecnologie mobili stanno accelerando le opportunità di collaborazione fra clinici, pazienti ed organizzazioni sanitarie;
  • entro il 2020 l’internet delle cose – Internet of Things – comprenderà miliardi di dispositivi intelligenti in grado di raccogliere dati in maniera continua;
  • c’è una verità trasversale all’informatica e alla sanità: la gente non usa ciò di cui non si fida; da ciò deriva la considerazione che la più incredibile delle applicazioni sanitarie non sarà utilizzata se pazienti e professionisti non riterranno che i dati da essa trattati non saranno sicuri; nel caso di soluzioni cloud, i pazienti e i professionisti ritengono fondamentale poter controllare con chi i dati vengano condivisi e come vengano usati;
  • pertanto le dimensioni da considerare nella valutazione di una offerta cloud sono essenzialmente quattro: la sicurezza informatica – cybersecurity -, la garanzia della privatezza delle informazioni gestite – privacy -, la aderenza alle norme – compliance – e infine la trasparenza – trasparency –, cioè la disponibilità a rendere note tutte quelle informazioni che mettono in grado l’organizzazione cliente di prendere le decisioni opportune in materia.

Devo dire che mi trovo molto d’accordo.

Il problema dell’utilizzo del cloud in sanità non è, infatti, di tipo tecnologico in senso stretto, anche se è pur vero che esistono specificità dell’ambito sanitario che consigliano di prendere con le molle troppo generiche estrapolazioni di ragionamenti desunti da esperienze in altri settori merceologici – ad esempio dall’ambito dei servizi in genere -, ma è un problema di fiducia e di modelli di servizio.

Di fiducia, in quanto non posso pensare che l’azienda sanitaria che mi cura ceda a chicchessia i miei dati sanitari solo perché deve far quadrare il bilancio e una certa nuova tecnologia ha un costo inferiore.

Di modelli di servizio in quanto la tutela della privatezza del dato e la aderenza alla normativa non si inventano da un giorno all’altro, ma richiedono un duro lavoro e tanta esperienza da parte del fornitore dei servizi.

Quindi? Non riusciremo mai ad assistere all’avvento del cloud anche in sanità?

No, a mio parere è vero il contrario: nei prossimi anni assisteremo alla esplosione dell’utilizzo del cloud in sanità, ma occorrerà molta cautela nella scelta delle soluzioni possibili e molta pazienza nello spiegare cosa si sta facendo a cittadini e professionisti, che dovranno condividere le scelte che verranno fatte.

PG.
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Il consiglio dell’unione europea discute di DM e di maggiori investimenti per i sistemi informativi sanitari

Consiglio Comunità Europea

Consiglio Comunità Europea

Nella riunione del primo di dicembre 2014, i ministri della salute hanno discusso di misure normative, ancora in bozza, che dovrebbero favorire l’innovazione e la sicurezza dei dispositivi medici che vengono commercializzati nella comunità europea.

La relazione presentata dalla presidenza italiana ha sottolineato la necessità:

  • di un sistema univoco di identificazione dei dispositivi in grado di favorire il richiamo in caso di guasto e il contrasto alla contraffazione;
  • dei cosiddetti notified bodies, ovverosia laboratori e autorità in grado di verificare che i dispositivi siano aderenti agli standard vigenti;
  • di definire il ruolo del gruppo di coordinamento sui dispositivi medici che dovrà essere coinvolto nella verifica dei dispositivi ad alto rischio prima della messa in commercio;
  • di migliorare la sorveglianza dei dispositivi post commercializzazione.

Questa discussione continuerà durante la presidenza lettone a partire dal prossimo gennaio.

I ministri hanno poi chiesto agli stati membri:

  • di promuovere la formazione e l’addestramento degli staff sanitari sui temi della sicurezza del paziente;
  • di sviluppare sistemi di reportistica non colpevolizzanti – blame-free – ad uso del personale medico e dei pazienti e sulla gestione degli errori;
  • di rafforzare i programmi di contrasto delle infezioni;
  • di incoraggiare i pazienti e i loro famigliari ad avere voce in capitolo circa i trattamenti a cui i pazienti sono sottoposti;
  • di velocizzare le procedure di verifica ed approvazione dei nuovi farmaci.

 Si è anche discusso di come gli investimenti in questo ambito possano favorire il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europe 2020 – strategia incentrata su lavoro, riduzione della povertà, educazione, innovazione, clima ed energia -, anche se non è stata sostenuta l’idea di creare un nuovo obiettivo del programma specificamente dedicata alla salute.

I ministri hanno, poi, dibattuto di come aumentare gli investimenti in sistemi informativi sanitari e come intraprendere azioni a livello comunitario che diminuiscano le differenze di risultato dei diversi sistemi sanitari nazionali.

 Il consiglio quindi, oltre a voler promuovere significative innovazioni nell’ambito dei dispositivi medici, ha voluto sottolineare l’importanza di adeguati investimenti sui sistemi informativi sanitari. Che quest’ultimo aspetto sia cruciale, in Italia in particolare, lo conferma l’annuale ricerca dell’Osservatorio ICT in Sanità, che afferma che la spesa complessiva allocata per la digitalizzazione della sanità italiana nel 2013 si è ulteriormente ridotta, meno 5%, rispetto ai già preoccupanti livelli del 2012, limitandosi a 1,17 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a 19,72€ per abitante). In particolare le strutture sanitarie hanno ridotto la spesa per la digitalizzazione dell’11% rispetto al 2012.

Forse occorre cominciare a far seguire i fatti ai proclami: non sarà infatti possibile la rivoluzione digitale che tutti ci aspettiamo dall’eHealth se continueremo a ad investire così poco in questo settore.

PG.

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Hacking HP Prime

HP Prime Calculator

HP Prime Calculator

Perché si dovrebbe fare in maniera semplice quello che può essere fatto in maniera sublime? Al giorno d’oggi esistono analizzatori di frequenza che per pochi euro forniscono risultati precisi ed affidabili, ma che noia!

Perché non acquistare una fantastica calcolatrice HP Prime e farsi da soli un programma in grado di studiare nel dominio delle frequenze un segnale campionato nel dominio del tempo?

Poi quando si scopre che è sostanzialmente impossibile importare i campioni da studiare da un foglio Excel con gli strumenti standard forniti da Hewlett-Packard, allora scatta la sfida che porta ad inventare un nuovo hack. E confesso che non c’è nulla che dia più soddisfazione di aggirare un ostacolo che si riteneva impossibile aggirare.

Il filmato qui linkato illustra il risultato di poche ma intense ore di lavoro.

E qui potete trovare i seguenti materiali:

Nulla mi è più caro dello studiare e risolvere un problema, per inutile che esso sia.

PG.
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FIHR, HL7 reinventato

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HL7 Italia

Magari non sarà la specifica più pulita che si sia mai vista nel mondo degli standard sanitari, ma FIHR sembra pensato per incuriosire ed intrigare.

Consiglio, anche a chi voglia solo avere una idea di cosa si sta parlando, una semplice navigazione nella documentazione messa a disposizione sul sito ufficiale – http://www.hl7.org/implement/standards/fhir/index.html -. Ancora più illuminante può essere partire dai principali concetti che è possibile modellare in FIHR – ad esempio dal concetto di paziente – e da lì navigare sui diversi link che il chiaro schema UML riassume.

Ad esempio cliccando sul primo attributo identifier è possibile consultare la definizione di “identificatore paziente”, cliccando invece su name si nota che è di tipo HumanName e, se lo si desidera, si possono visualizzare anche possibili esempi di codifica.

Se poi si è curiosi di sapere che cosa è possibile collegare all’entità paziente, basta consultare l’elenco riportato: AdverseReactionAlertAllergyIntoleranceCarePlanCompositionConditionDeviceDeviceObservationReportDiagnosticOrderDiagnosticReportDocumentManifestDocumentReferenceEncounterFamilyHistoryGroupImagingStudyImmunizationImmunizationRecommendationListMediaMedicationAdministrationMedicationDispenseMedicationPrescriptionMedicationStatementObservationOrderOtherProcedureQuestionnaireRelatedPersonSecurityEventSpecimen e Supply.

Qualora volessimo sapere come si modella il legame fra un paziente è, per esempio, un ordine, basterà cliccare su Order. Dal chiaro diagramma UML che verrà visualizzato, sarà facile verificare come il paziente sia il “subject” a cui eventualmente l’odine fa riferimento.

Non ci sono scuse, più chiaro di così…

PG.

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CAD e dintorni: semplificate le procedure per la firma grafometrica

Agenzia per l'Italia Digitale

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Continua la serie di articoli volti ad approfondire gli aspetti del CAD di maggiore interesse per le aziende sanitarie. In questo  articolo si dà notizia del provvedimento del Garante della Privacy denominato “Provvedimento generale prescrittivo in tema di biometria” che semplifica gli adempimenti previsti in tema di firma grafometrica.

Cosa cambia in tema di firma grafometrica ?

Fino ad ora, prima della attivazione di una soluzione di firma grafometrica, era indispensabile PRESENTARE UNA ISTANZA DI VERIFICA PRELIMINARE al Garante Privacy.

Ora, in forza del sopra citato provvedimento, “Il trattamento di dati biometrici costituiti da informazioni dinamiche associate all’apposizione a mano libera di una firma autografa avvalendosi di specifici dispositivi hardware è ammesso in assenza di verifica preliminare laddove si utilizzino sistemi di firma grafometrica posti a base di una soluzione di firma elettronica avanzata, così come definita dal Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante il Codice dell’amministrazione digitale che non prevedono la conservazione centralizzata di dati biometrici.”

Per la verità il provvedimento, al punto 4.4, precisa che si è esentati dal presentare istanza di verifica preliminare solo qualora la soluzione tecnica adottata risponda ad un elenco di ben 11 requisiti che vengono puntigliosamente dettagliati. È tuttavia plausibile pensare che i principali fornitori operanti in questo ambito saranno in grado di proporre soluzioni tecniche conformi ai requisiti posti dal garante e che d’ora in avanti non sarà più necessario presentare l’istanza preliminare.

NOTA BENE: quanto riportato nel presente articolo è un estratto da norme vigenti e non garantisce la completezza che solo il testo originale può garantire. Le considerazioni dell’autore devono essere considerate alla stregua di opinioni personali e quindi, prima di ogni possibile utilizzo, devono essere confrontate con altre fonti autorevoli e fede facenti. Verificare sempre i testi completi e originali delle norme citate ricorrendo alle fonti ufficiali tenendo conto di ogni possibile modifica o integrazione intervenuta successivamente alla redazione del presente articolo.

PG.

Il testo vigente del CAD è reperibile sul sito di AGID.

Il presente articolo deve considerarsi integrazione del precedente sulla firma grafometrica reperibile in CAD e dintorni, parte 2.

 

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mHealth e paesi sottosviluppati

Istat

Istat

Di recente mi è capitato di ascoltare un relatore che dissertava di eHealth e di mHealth.

Il termine mHealth è l’abbreviazione di mobile Health e indica la pratica medica o l’informazione sanitaria supportata dai dispositivi mobili. Applicazioni pratiche riconducibili al mobile Health sono ad esempio la raccolta di informazioni sanitarie di tipo personale o collettivo – ad esempio riferibili ad una intera comunità o a persone affette da una medesima patologia -, la gestione di servizi informativi, il monitoraggio di segnali vitali, il teleconsulto o la telediagnosi, la telegestione di dispositivi sanitari indossabili, ecc…

Il relatore illustrava, con dovizia di particolari ed esempi, che il mobile Health è particolarmente efficace e promettente nei paesi in via di sviluppo dove ancora il computer non è onnipresente come nei paesi sviluppati.

Mentre ascoltavo mi veniva da pensare che in realtà anche in un paese come il nostro non si può ancora dire che il computer sia poi così diffuso. Infatti, se andiamo a vedere i dati ufficiali – ad esempio quelli che l’ISTAT aggiorna ogni anno in una ricerca chiamata “Cittadini e nuove tecnologie” – scopriamo che nel 2013 in Italia la quota di famiglie che dispone di un accesso ad Internet da casa e che possiede un personal computer è rispettivamente del 60,7% e del 62,8%. Quindi, di converso, esiste quasi un 40% di famiglie che un personal computer o un collegamento a internet domestico non ce l’ha.

Più nel dettaglio, le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche: l’87,8% possiede un personal computer e l’85,7% ha accesso ad Internet da casa. Mentre all’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani – di 65 anni e più -: appena il 14,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 12,7% dispone di una connessione per navigare in Internet. Questo banalmente significa che ben l’85% degli anziani non ha un computer connesso in internet in casa.

Se consideriamo la professione del capofamiglia delle famiglie che hanno un computer collegato a internet, notiamo che quelle in cui è presente un dirigente, un imprenditore o un libero professionista sono il 19% di più di quelle in cui il capofamiglia è un operaio. Ancora più elevato è il divario – del 23% – se si va a vedere chi possiede uno smartphone connesso ad internet.

In base a questi dati, viene da chiedersi se anche in Italia non vi sia bisogno di qualche progetto di mHealth o addirittura che, per certi strati di popolazione – come gli anziani – vi sia ancora necessità di approcci decisamente più tradizionali dell’eHealth.

PG.

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